Scavi ottocenteschi
La necropoli della Pedata ha restituito numerose sculture in pietra fetida, ceramica attica, ceramica etrusca figurata, vasi di bucchero decorati a stampo, urne cinerarie in alabastro, bronzi, oreficerie. Purtroppo la maggior parte dei corredi rinvenuti in questa necropoli è andata dispersa, in quanto frutto di scavi indiscriminati eseguiti nel secolo scorso o di interventi abusivi.
Intorno al 1840 il canonico Dei di Chiusi vi mise in luce numerose tombe, al centro di una delle quali rinvenne la statua-cinerario cosiddetta Mater Matuta. La proprietaria dei terreni, Teresa Pacchiarotti, vi scavò nella primavera del 1887, mettendo in luce altre tombe, una delle quali conteneva la statua cinerario con Vanth e la tomba ellenistica dei Narchni con urne in alabastro.
Tra il 1990 e il 1996 ventuno tombe di questa necropoli sono state rimesse in luce con la collaborazione della nostra Associazione, una di queste (tomba n. 9) riveste un notevole interesse architettonico per la presenza di soffitto displuviato e cassettonato, decorato con colore rosso, (la tomba è stata restaurata ed è visitabile).
La necropoli della Pedata tra il V e il III secolo a.C.
La maggior parte delle sepolture rinvenute nella necropoli della Pedata sono scaglionate nel corso del V sec. a. C. e i corredi comprendono vasi attici e numerosi oggetti di bronzo; frequenti appaiono anche i cippi in pietra fetida decorati con scene di danzatori, banchetti, giochi e di compianto funebre, tra i quali è da segnalare un esemplare conservato presso il Museo Barracco di Roma, forse prodotto su commissione, con scene riguardanti uno stesso personaggio di rango elevato. Ancora nella seconda metà del secolo la necropoli continua ad essere utilizzata e nelle tombe appaiono ancora molto frequenti le attestazioni di bronzi e di ceramica attica.
Nel IV secolo i corredi mantengono il loro livello elevato per la presenza di bronzi e di numerosi vasi con decorazione sovraddipinta. Ancora nei decenni finali del III sec. a. C. le tombe in località La Pedata sono utilizzate per sepolture in urne di alabastro con corredi comprendenti bronzi, ceramica a vernice nera di produzione volterrana e locale, e costituiscono una sicura prova dell'importanza di questa necropoli ancora in età ellenistica.
Anche se la maggior parte delle tombe di questa necropoli è stata manomessa, i materiali recuperativi attestano la ricchezza ininterrotta dell'abitato cui va riferita, confermando come non vi sia riscontrabile alcun momento di crisi e suggerendo che esso vada considerato un centro urbano vero e proprio, sia pure minore, piuttosto che un oppidum come gli altri centri dell'agro chiusino.
Necropoli della Pedata: sculture di età classica
La necropoli della Pedata ha restituito alcuni capolavori della scultura funeraria in pietra fetida: la cosiddetta Mater Matuta e la statua cinerario col defunto recumbente e Vanth. La Mater Matuta venne ritrovata nel 1845 o 1846 al centro di una tomba a camera al cui ingresso erano deposti due rozzi leoncini in arenaria e raffigura una donna seduta su un seggio con in braccio un bambino. La testa mobile permetteva di inserire le ceneri della defunta all'interno della statua e secondo la testimonianza degli scavatori ottocenteschi conteneva anche un anello d'oro con figura di guerriero sul castone, due orecchini a spirale, uno spillone in oro e una oinochoe attica a testa femminile. Alcuni particolari stilistici, rilevati solo recentemente, hanno permesso di datare la statua al terzo quarto del V sec. a. C. Alla fine dello stesso secolo si colloca l'altra statua cinerario, scoperta nel 1887, con defunto semirecumbente accompagnato da una divinità alata, identificata con Vanth (demone femminile del destino), che svolge il rotolo, forse in origine recante un'iscrizione dipinta. Anche questa statua cinerario costituisce una notevole testimonianza della ricchezza delle famiglie aristocratiche locali, dovuta ad una sapiente amministrazione delle risorse agricole del territorio.
Inoltre, tra la fine del VI e la prima metà del V sec. a. C., le sepolture di Chianciano Terme, connesse al ceto "medio-alto", sono caratterizzate dalla presenza di cippi in pietra fetida con rappresentazioni di cerimonie funebri, evidente testimonianza della sostanziale omogeneità fra alcune ricche famiglie del territorio e quelle residenti nella città.
Necropoli della Pedata: tomba 20 o dei "buccheri dipinti"
La tomba 20 o "dei buccheri dipinti" è stata messa in luce nel 1993. La piccola camera è stata scoperta sul versante occidentale della collina della Pedata, con ingresso rivolto a Ovest ed era costituita da una cella funeraria di forma quadrata, di cui rimaneva soltanto la parte inferiore delle pareti; il resto era stato totalmente distrutto nel corso di lavori agricoli e in parte obliterato dalla costruzione di un grande muro di età basso medievale (XV secolo). La camera aveva sul lato Sud una banchina tagliata nell'arenaria e costruita con due blocchi di travertino sagomati lungo il bordo e conteneva un'unica deposizione di un uomo adulto disteso sopra alla banchina che teneva con la mano destra la bella kylix attica con motto (chaire kai pin - che può essere tradotto 'salute e bevi') dipinto sull'esterno della vasca. Sul pavimento della camera giacevano le altre ceramiche e i frammenti di ferro che costituivano un intero servizio per il banchetto. Di notevole interesse la presenza di vasi di bucchero con decorazione dipinta in rosso, di cui finora era noto un solo esemplare da Chiusi al Museo Archeologico di Siena.
La tomba è databile verso il 540 a. C. circa.
Necropoli della Pedata: tomba 21
La tomba 21 è stata rinvenuta inviolata: aveva il dromos orientato ad est e in leggera pendenza si allargava verso l'ingresso della tomba, chiuso da una lastra di calcare rincalzata alla base da un blocco dello stesso materiale. La camera, a pianta quadrangolare, la cui volta era crollata, era munita lungo la parete di una banchina con l'indicazione di due cuscini, al di sopra della quale era scavata una piccola nicchia, chiusa in origine da una lastra di calcare, che conteneva una urnetta cineraria in pietra fetida. Sulla banchina erano deposte un'anfora vinaria greco-orientale e una coppetta di bucchero, mentre il resto del corredo giaceva sul pavimento. Al centro della camera era deposto il carrello di bronzo con ippocampi, che conteneva quattro ollette di bronzo col coperchio, un tirabrace, una situla capovolta, uno dei due ramaioli e una coppa attica. Fra il carrello e la banchina giacevano altri oggetti di bronzo e una seconda coppa attica, mentre un altro gruppo di oggetti era riunito nell'angolo sud-ovest della camera. Per ultimo era stato deposto un cratere etrusco, decorato con coppie di giovani in conversazione ai lati di arbusti, che è stato rinvenuto capovolto al centro dell'ingresso.
Il corredo di questa tomba, è databile ai decenni immediatamente successivi alla metà del V sec. a. C.